GIORNATA MONDIALE DELL’ALZHEIMER: DIAGNOSI SEMPRE PIÙ PRECOCE E TERAPIE INNOVATIVE PER CONTRASTARE IL DECADIMENTO COGNITIVO
Data di pubblicazione: 22 settembre 2026
Il Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze dell'ULSS 8 Berica garantisce la presa in carico
di circa 3.500 pazienti, mentre le nuove diagnosi di demenza sono oltre 1.000
di circa 3.500 pazienti, mentre le nuove diagnosi di demenza sono oltre 1.000
L'Alzheimer è una malattia che può svilupparsi nell'ombra per molti anni, silenziosa, prima che si manifestino i primi vuoti di memoria o i primi disorientamenti. Non si tratta di una normale conseguenza dell'invecchiamento, ma di un processo neurodegenerativo caratterizzato, tra gli altri meccanismi, dall'accumulo patologico di due proteine, la beta-amiloide e la tau, che contribuiscono progressivamente alla disfunzione e alla perdita dei neuroni, compromettendo memoria, altre funzioni cognitive e, con il progredire della malattia, l'autonomia della persona colpita. Oggi rappresenta circa il 60-70% dei casi di demenza, e le sue conseguenze non ricadono solo su chi ne è affetto: spesso è l'intero nucleo familiare a pagarne il prezzo, al punto che i caregiver vengono talvolta definiti "secondi pazienti", per l'importante carico emotivo e assistenziale che questa malattia comporta.
In occasione della Giornata Mondiale dell'Alzheimer, che si celebra il 21 settembre, l'ULSS 8 Berica richiama l’attenzione su questa patologia, ma anche sui percorsi di presa in carico e sugli importanti progressi compiuti nel corso degli anni, in particolare per quanto riguarda la diagnosi precoce e l’attenzione alla prevenzione.
Struttura di riferimento è il Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze, presente con i presidi di Vicenza, Arzignano, Lonigo, Noventa e Valdagno. Qui un'équipe multidisciplinare - composta da neurologi, geriatri, neuropsicologi e case manager - garantisce un percorso di presa in carico completo.
I numeri raccontano bene le dimensioni del lavoro svolto: circa 10.000 accessi l'anno tra prime visite e controlli, 3.500 pazienti presi in carico e oltre 1.600 nuovi accessi annui che portano a circa 1.000 nuove diagnosi l’anno.
Nonostante questi volumi importanti, i tempi di attesa per la prima visita restano contenuti, intorno ai 60 giorni, e il modello organizzativo assicura la continuità di cura: ogni paziente, quando esce dall'ambulatorio, ha già in mano l'appuntamento per il controllo successivo.
«I numeri relativi all’attività di presa in carico da parte della nostra Azienda - commenta il Direttore Generale dell’ULSS 8 Berica Peter Assembergs - rappresentano un dato certamente significativo, ma da soli non bastano a descrivere l’impegno messo in atto rispetto ad una patologia, l’Alzheimer, che per effetto dell’invecchiamento della popolazione costituisce una sfida sempre più sentita non solo sul piano strettamente clinico ma anche sociale. Per questo fondamentale, nella visione della nostra Azienda, è da una parte l’impegno costante per quanto riguarda le collaborazioni scientifiche e la possibilità di mettere a disposizione dei nostri pazienti le metodiche diagnostiche e le terapie più avanzate man mano che diventano disponibili, dall’altra lavorare nel territorio e con il territorio per una cultura della prevenzione sempre più diffusa e condivisa».
L’approccio clinico varia da paziente a paziente. «Il percorso di cura che offriamo non è uguale per tutti, - spiega la dott.ssa Michela Marcon, direttore del Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze dell’ULSS 8 Berica - ma si modula anche in base all'età e alla complessità clinica: sotto i 75 anni è prevalentemente il neurologo a prendere in carico il paziente, approfondendo il quadro clinico con indagini mirate; mentre per gli over 75 la gestione è prevalentemente a cura del geriatra. Sul fronte diagnostico, oggi possiamo contare su strumenti sempre più precisi, come l'analisi dei biomarcatori nel liquido cerebrospinale mediante puntura lombare e, più recentemente, i biomarcatori plasmatici, che consentono di identificare con crescente accuratezza i processi biologici caratteristici della malattia, affiancati, nei casi selezionati, da metodiche di neuroimaging come la PET e da indagini genetiche quando clinicamente indicate.»
Su questo terreno l'ULSS 8 gioca anche un ruolo di primo piano a livello nazionale, essendo capofila dello studio "SCD", finanziato dalla Fondazione San Bortolo e condotto insieme all'Istituto Superiore di Sanità, al Policlinico Gemelli e a diversi atenei italiani, con l'obiettivo di individuare i marcatori precoci di rischio in chi manifesta un declino cognitivo soggettivo. Parallelamente, il Centro partecipa costantemente a trial clinici internazionali per la sperimentazione di nuovi farmaci.
Ma la battaglia contro l'Alzheimer non si combatte solo in ambulatorio: passa anche dalle abitudini quotidiane. «Stiamo notando come, rispetto a 10 anni fa, - evidenzia la dott.ssa Marcon - le abitudini dei pazienti siano cambiate e quanto un corretto stile di vita possa fare davvero la differenza: attività fisica regolare, alimentazione sana, sonno adeguato e controllo dei principali fattori di rischio cardiovascolare sono importantissimi. Le evidenze scientifiche indicano infatti che una quota rilevante dei casi di demenza è associata a fattori di rischio potenzialmente modificabili e che intervenire su questi fattori nel corso della vita può contribuire a ridurre il rischio o a ritardare l'insorgenza della demenza».
Ultimo aggiornamento: 22/09/2026 17:09
