Al San Bortolo una nuova speranza per il trattamento delle malformazioni congenite del diaframma
Data di pubblicazione: 27 agosto 2026
L’ULSS 8 Berica guiderà un progetto di ricerca sulle malattie rare finanziato con 960 mila euro dall’ Agenzia Italiana del Farmaco. L'obiettivo è realizzare un prodotto di ingegneria tessutale biointegrabile
che cresca insieme ai pazienti, eliminando le complicanze a lungo termine delle terapie tradizionali
che cresca insieme ai pazienti, eliminando le complicanze a lungo termine delle terapie tradizionali
L'ernia diaframmatica congenita è una malformazione pediatrica in cui l’incompleta formazione del diaframma nel feto provoca la risalita dell'intestino e degli organi addominali (fegato, milza) nel torace, ostacolando la respirazione nel neonato e causando importanti modificazioni a carico dell’apparato cardiocircolatorio L'intervento d'urgenza nei primi giorni di vita è indispensabile per la sopravvivenza, ma la metodica attuale , nonostante gli importanti progressi delle tecniche chirurgiche e rianimatorie, comporta importanti conseguenze permanenti per la salute del bambino.
Una nuova terapia per questa grave e rara patologia pediatrica potrebbe arrivare dall’ospedale San Bortolo di Vicenza, grazie ad una ricerca per la quale l’Azienda socio-sanitaria vicentina ha ricevuto un finanziamento di 960 mila euro, assegnati da AIFA a seguito di un bando competitivo aperto ai migliori centri ospedalieri e di ricerca nazionali.
Il progetto coinvolge, oltre al San Bortolo in qualità di soggetto capofila, anche altre importanti realtà scientifiche: la Fondazione Banca dei Tessuti del Veneto con sede a Treviso, la Facoltà di Ingegneria Biomedica dell’Università di Padova e gli ospedali Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Bambino Gesù di Roma, Regina Margherita di Torino, il Policlinico di Modena e l’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza di Padova.
Una nuova terapia per questa grave e rara patologia pediatrica potrebbe arrivare dall’ospedale San Bortolo di Vicenza, grazie ad una ricerca per la quale l’Azienda socio-sanitaria vicentina ha ricevuto un finanziamento di 960 mila euro, assegnati da AIFA a seguito di un bando competitivo aperto ai migliori centri ospedalieri e di ricerca nazionali.
Il progetto coinvolge, oltre al San Bortolo in qualità di soggetto capofila, anche altre importanti realtà scientifiche: la Fondazione Banca dei Tessuti del Veneto con sede a Treviso, la Facoltà di Ingegneria Biomedica dell’Università di Padova e gli ospedali Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Bambino Gesù di Roma, Regina Margherita di Torino, il Policlinico di Modena e l’Istituto di Ricerca Pediatrica Città della Speranza di Padova.
Il ruolo del San Bortolo
Questo importantissimo progetto di ricerca proposto dall’ULSS 8 di Vicenza vedrà impegnato un team multidisciplinare coordinato dalla Chirurgia Pediatrica, nella figura del dott. Chiarenza, e il Laboratorio di Terapie Cellulari Avanzate (LTCA) coordinato dal dott Astori e afferente all’Ematologia diretta dal dott. Tosetto.
Questo importantissimo progetto di ricerca proposto dall’ULSS 8 di Vicenza vedrà impegnato un team multidisciplinare coordinato dalla Chirurgia Pediatrica, nella figura del dott. Chiarenza, e il Laboratorio di Terapie Cellulari Avanzate (LTCA) coordinato dal dott Astori e afferente all’Ematologia diretta dal dott. Tosetto.
«Si tratta di un risultato di grande rilievo - sottolinea il Direttore Generale dell’ULSS 8 Berica Peter Assembergs - che attesta la presenza nella nostra Azienda di una filiera d'eccellenza, sia in ambito chirurgico sia nella ricerca e produzione dei medicinali di terapia cellulare avanzata. Il Laboratorio di Terapie Cellulari Avanzate della nostra Azienda è uno dei pochissimi centri in Italia autorizzati da AIFA a realizzare questo tipo di farmaci. Essere promotori e capofila di un progetto che vede collaborare alcuni tra i migliori ospedali pediatrici d’Italia rappresenta un grande onore e un attestato di stima da parte dell’Agenzia del Farmaco».
Il beneficio per i pazienti
A spiegare il beneficio clinico atteso per i pazienti è il dott. Fabio Chiarenza, direttore dell’U.O.C. di Chirurgia Pediatrica dell’ospedale di Vicenza: «L’ospedale di Vicenza è stato tra i primi in Italia e nel mondo ad affinare la tecnica per effettuare interventi di chirurgia mininvasiva sui neonati, in particolare in toracoscopia: accediamo al torace mediante tre incisioni di appena 3 millimetri, rispetto ai circa 15 centimetri previsti dalla metodica tradizionale. Questo ha permesso di ridurre in modo significativo il dolore ma soprattutto le complicazioni a lungo termine legati alle asimmetrie del torace e della colonna. Ora con questo studio introduciamo un'ulteriore innovazione per integrare perfettamente il supporto biologico nell'anatomia del bambino. Infatti i materiali sintetici utilizzati normalmente per sostituire parte del diaframma, per quanto resistenti, non possono crescere insieme al piccolo: con lo sviluppo corporeo possono quindi di provocare deformità e scoliosi, oltre al rischio di distacco con la necessità di ulteriori interventi a distanza di tempo. Il tessuto biologico oggetto della ricerca invece avrà lo scopo di integrarsi perfettamente nel diaframma del neonato ricostituendo il tessuto mancante che potrà svilupparsi con le stesse caratteristiche del diaframma nativo».
A spiegare il beneficio clinico atteso per i pazienti è il dott. Fabio Chiarenza, direttore dell’U.O.C. di Chirurgia Pediatrica dell’ospedale di Vicenza: «L’ospedale di Vicenza è stato tra i primi in Italia e nel mondo ad affinare la tecnica per effettuare interventi di chirurgia mininvasiva sui neonati, in particolare in toracoscopia: accediamo al torace mediante tre incisioni di appena 3 millimetri, rispetto ai circa 15 centimetri previsti dalla metodica tradizionale. Questo ha permesso di ridurre in modo significativo il dolore ma soprattutto le complicazioni a lungo termine legati alle asimmetrie del torace e della colonna. Ora con questo studio introduciamo un'ulteriore innovazione per integrare perfettamente il supporto biologico nell'anatomia del bambino. Infatti i materiali sintetici utilizzati normalmente per sostituire parte del diaframma, per quanto resistenti, non possono crescere insieme al piccolo: con lo sviluppo corporeo possono quindi di provocare deformità e scoliosi, oltre al rischio di distacco con la necessità di ulteriori interventi a distanza di tempo. Il tessuto biologico oggetto della ricerca invece avrà lo scopo di integrarsi perfettamente nel diaframma del neonato ricostituendo il tessuto mancante che potrà svilupparsi con le stesse caratteristiche del diaframma nativo».
Il tessuto biologico
A illustrare la struttura di questo prodotto è la dr.ssa Martina Piccoli, del Laboratorio LTCA dell’ULSS 8 Berica, da oltre vent'anni impegnata nello studio di questa patologia: «Il progetto prevede una prima fase preclinica dove sarà fondamentale la collaborazione con il laboratorio del prof. Piero Pavan del Dipartimento di Ingegneria dell'Università di Padova, che analizzerà le proprietà biomeccaniche e la resistenza elastica della matrice per garantire che possa sostenere i continui movimenti respiratori. Successivamente, nella fase clinica, la Banca dei Tessuti diretta dalla dr.ssa Diletta Trojan, preleverà il tessuto da donatore deceduto e lo decellularizzerà per conservare soltanto la struttura di supporto naturale alle cellule; la matrice così ottenuta arriverà al nostro Laboratorio di Vicenza. Qui verrà popolata con cellule staminali mesenchimali prelevate dal cordone ombelicale, donato dalle mamme che partoriscono al San Bortolo. Dopo che le cellule hanno colonizzato la matrice, il tessuto ingegnerizzato viene impiantato nel paziente: qui stimola la rigenerazione del diaframma, richiamando dall’organismo le cellule che ricostruiranno la parete in modo naturale. È straordinario notare come l'intero processo si basi sulla generosità e sul valore profondo della donazione, unendo il gesto altruistico delle mamme e delle famiglie dei donatori alla più avanzata innovazione scientifica. Questo progetto non nasce per caso, ma rappresenta un evoluzione rispetto all'attività già svolta con successo a Vicenza, dove abbiamo trattato diversi pazienti affetti da fistole e malformazioni utilizzando cellule e biomateriali».
A illustrare la struttura di questo prodotto è la dr.ssa Martina Piccoli, del Laboratorio LTCA dell’ULSS 8 Berica, da oltre vent'anni impegnata nello studio di questa patologia: «Il progetto prevede una prima fase preclinica dove sarà fondamentale la collaborazione con il laboratorio del prof. Piero Pavan del Dipartimento di Ingegneria dell'Università di Padova, che analizzerà le proprietà biomeccaniche e la resistenza elastica della matrice per garantire che possa sostenere i continui movimenti respiratori. Successivamente, nella fase clinica, la Banca dei Tessuti diretta dalla dr.ssa Diletta Trojan, preleverà il tessuto da donatore deceduto e lo decellularizzerà per conservare soltanto la struttura di supporto naturale alle cellule; la matrice così ottenuta arriverà al nostro Laboratorio di Vicenza. Qui verrà popolata con cellule staminali mesenchimali prelevate dal cordone ombelicale, donato dalle mamme che partoriscono al San Bortolo. Dopo che le cellule hanno colonizzato la matrice, il tessuto ingegnerizzato viene impiantato nel paziente: qui stimola la rigenerazione del diaframma, richiamando dall’organismo le cellule che ricostruiranno la parete in modo naturale. È straordinario notare come l'intero processo si basi sulla generosità e sul valore profondo della donazione, unendo il gesto altruistico delle mamme e delle famiglie dei donatori alla più avanzata innovazione scientifica. Questo progetto non nasce per caso, ma rappresenta un evoluzione rispetto all'attività già svolta con successo a Vicenza, dove abbiamo trattato diversi pazienti affetti da fistole e malformazioni utilizzando cellule e biomateriali».
«Avere un’idea scientifica brillante non basta se non si hanno le strutture per trasformarla in terapia, sottolinea il dott. Giuseppe Astori, Direttore del Laboratorio di Terapie Cellulari Avanzate del San Bortolo. Questo prodotto di ingegneria tessutale si può produrre solo in un’Officina Farmaceutica autorizzata dall’AIFA seguendo rigorosi standard di qualità e sicurezza. Se riusciamo ad ottenere questi risultati è grazie all'altissima preparazione di tutto il nostro personale, vero motore della struttura. Senza il nostro Laboratorio e la competenza del nostro team, questo progetto non potrebbe mai diventare una terapia per questi piccoli pazienti».
«Una volta di più - commenta il dott. Alberto Tosetto, Direttore dell’U.O.C. di Ematologia dell’ULSS 8 Berica - si confermano le straordinarie opportunità della medicina rigenerativa a partire dalle cellule del cordone ombelicale. Per l'Ematologia, contare sulle tecnologie e sulle competenze del personale del Laboratorio LTCA rappresenta non solo un fiore all’occhiello, ma un motore di costante innovazione che ci mantiene all’avanguardia. Vorrei anche sottolineare l’importanza di un riconoscimento che premia la ricerca sanitaria indipendente della nostra Azienda, perché investire oggi in ricerca sanitaria significa garantire un futuro per tutto il Sistema Sanitario Nazionale e Regionale».
Il progetto finanziato da AIFA prevede un primo anno dedicato all’attività preclinica in laboratorio e l’arruolamento di 10 pazienti a partire dal secondo anno, attraverso la rete degli ospedali partner. Le procedure chirurgiche saranno svolte direttamente presso le strutture coinvolte e al San Bortolo, sempre con équipe guidata dal dott. Fabio Chiarenza.
Ultimo aggiornamento: 27/08/2026 14:20
