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La storia dell'Ospedale di Vicenza

Storia dell'Ospedale di Vicenza

L' hospitale nasce nel Medioevo anche a Vicenza come luogo di accoglienza di persone bisognose, non tanto di cure mediche, quanto di un posto che li ospitasse in maniera gratuita e desse loro un tetto,  un vestito e un tozzo di pane. Fuori dalla città, nello stesso periodo, nascono i lebbrosari per i malati contagiosi.

Dopo il Mille, con in progressivo riorganizzarsi della vita civile, al personale religioso delle chiese e dei monasteri si affiancano le autorità temporali le pie confraternite e i soggetti privati e nascono ospedali in tutti i punti più affollati dei traffici cittadini. Intorno al 1500 nasce l'ospedale di Sant'Antonio Abate, in Piazza Duomo, da cui nel secolo XVIII prese avvio il moderno ospedale unificato di San Bartolomeo (o San Bortolo). Gli ospedali vivevano però nella generale indigenza. Intanto il numero dei malati cresceva, a causa di epidemie e pestilenze. Nel 1573 si era cercato di riunirli in un'unica struttura decentrata, per aumentarne la capienza e ridurne le spese ed evitare che i malati contagiassero le persone sane in città. Le devastanti epidemie di peste del 1575  e del 1630 e di vaiolo nel 1770 costrinsero però a rinviare la questione al 1772, dopo che la Repubblica Veneziana soppresse la gran parte dei monasteri, fra cui quello di San Bartolomeo dei Canonici Lateranensi in Contrà San Bartolomeo di Vicenza. La Banca direttrice dell'ospedale di Sant'Antonio pensò di far fronte a tutto questo trasferendo il vecchio nosocomio a San Bartolomeo. Per questo la cittadinanza chiese al Governo della Serenissima di trasformare il monastero in un unico grande ospedale e i deputati e il Podestà acconsentirono. Nacque così l'Ospital Grande degli Infermi e dei Poveri che riuniva anche gli ospedali di San Labaro, Santi Pietro e Paolo, Sant'Antonio Abate, Sant'Ambrogio, San Bovo e l'Opera della Carità. Il trasporto degli infermi iniziò nel 1775.

Con l'instaurarsi del dominio napoleonico il settore dell'assistenza e dalla pubblica beneficenza venne fortemente rimaneggiato: vennero fondate le Congregazioni di Carità, amministrazioni unitarie di tutti gli ospedali, orfanotrofi luoghi pii, lasciti e fondi di pubblica beneficenza di qualunque natura o denominazione. Di queste facevano parte autorità laiche, ad eccezione del Vescovo. Nel 1807, a seguito dei provvedimenti napoleonici di concentrazione dei vari ordini religiosi, i cappuccini furono costretti ad abbandonare l'ospedale, che fu affidato ai frati minori osservanti che da San Biagio si erano ritirati a San Giuliano. Tre anni dopo, per lo stesso motivo, anche questi ultimi lasciarono l'ospedale. La cura spirituale degli ammalati fu affidata allora a due cappellani di clero diocesano.

A quest'epoca risale il primo progetto di ampliamento del nuovo ospedale, firmato da Giacomo Fontana. La carenza degli spazi, che durante la guerra contro Napoleone nel 1814 divenne pesantissima per il diffondersi del tifo tra le truppe austriache occupanti Vicenza,  fu alla base della decisone di occupare anche la Chiesa, dopo aver asportato tele e affreschi che la ricoprivano, consegnandoli al Comune che li collocherà definitivamente nel Museo Civico a Palazzo Chiercatti nel 1855. Si salvarono solo due lati del chiostro vecchio, l'aspetto esterno dell'abside e qualche particolare al suo interno, oltre alla sala capitolare.

All'ultimo decennio dell'800 de al primo del 900 si devono l'ammodernamento e l'ampliamento delle sale operatorie, l'acquisizione di apparecchiature clinico-scientifiche al passo con i tempi,  l'introduzione di strumenti sterilizzabili , severe regole di disinfezione nelle sale ostetriche. L'ospedale viene collegato con il telefono,  dotato di una biblioteca e di una farmacia, collegato all'acquedotto e alla rete fognaria. Vengono utilizzati singoli spazi per malati specifici e istituiti un padiglione per i malati contagiosi, un gabinetto radiologico ed un reparto pediatrico, acquistata un'apparecchiatura per la misurazione della pressione, creati laboratori per gli esami, iniziata la costruzione di un manicomio fuori dall'ospedale. E' l'ospedale psichiatrico San Felice, realizzato dalla Provincia nel nel 1906 viene istituito un corso-scuola per infermieri: alle aspiranti donne veniva richiesto il certificato di nobiltà o vedovanza senza prole lattante.

Durante la Grande Guerra Vicenza si trasforma in gradualmente in una città ospedale. Scuole, ville e istituti religiosi di Vicenza e del vicentino si trasformano gradualmente in ospedali.

Nel 1918 si delibera l'istituzione di un servizio oculistico. Viene poi potenziato il gabinetto di terapia fisica, acquistando nuove attrezzature, trasferito il reparto radiologico. Nel 1924 fu costruito un piccolo stabile nel prato antistante il blocco ospedaliero principali, destinandolo al ricovero dei malati infettivi. Nel 1925 inizia anche la costruizione di un padiglione riservato ai malati dermoceltici, continuo, ma separato dal restante edifici maggiore ospedaliero.

Nel 1926 viene costruito il nuovo reparto Necroscopico,  iniziato il reparto Dozzinanti.

Durante il Secondo Conflitto Mondiale i bombardamenti risparmiano fortunatamente l'Ospedale di Vicenza. Nell'immediato dopoguerra si avverte l'esigenza di modernizzare l'ospedale. Viene potenziato l'organico, vengono istituiti alcuni reparti specialistici, tra cui il reparto di ostetricia e ginecologia. Viene compiuta una valutazione complessiva dell'ospedale fissando un piano generale di sistemazione del nosocomi.

Alla metà del 1950 l'ospedale annovera numerosi reparti e servizi: chirurgia, Medicine, Ostetricia e Ginecologia, Pediatria, oculistica, ORL, Dermatologia, Anatomia Patologica con laboratorio, Radiologia con Terapia Fisica e Radiumterapia, ambulatorio di Stomatologia, Contagio, farmacia interna. Sono annessi il sanatorio, la Fondazione Cronici e il pensionato "Serbelloni".

Al 1951  risale il primo primario di Chirurgia Plastica. Nel 1956 l'ospedale San Bortolo viene classificato di prima categoria. Aumenta il numero dei posti letto e dei ricoveri, come conseguenza della creazione di nuovi reparti, dell'arrivo di nuovi medici, del miglioramento delle attrezzature e dei servizi. A metà degli anni sessanta prende avvio il grande sviluppo edilizio dell'ospedale; l'istituto di Mezzaselva viene aggregato all'ospedale san Bortolo che diventa regionale. Rinasce la Società Medico-Chirurgica Vicentina.

Nel  1966 vengono edificate le nuove sale parto, si procede alla realizzazione del nuovo Pronto Soccorso  e del servizio di Anestesia e Rianimazione. Viene inoltre deviato il corso dl fiume Astichello per creare spazio ad ovest dell'ospedale da utilizzare per un futuro ampliamento delle strutture. L'Amministrazione intraprende la costruzione di nuovi edifici per reparti e servizi: si pone la prima pietra  del nuovo edificio delle Medicine Generali ( il Monoblocco) e del nuovo reparto Geriatrico. Nel 1968 inizia la costruzione della Scuola Convitto per infermieri professionali e viene edificata la nuova cappella per le cerimonie funebri, a cui si aggiungono, nel 70 le nuove celle mortuarie. Sempre nel 1970 prende avvio la realizzazione del reparto di Urologia e Nefrologia e vengono iniziati i lavori per la realizzazione del parcheggio interno all'ospedale.  Al 1969 risale invece l'acquisizione di Palazzo Baggio per alloggiare temporaneamente le allieve infermiere professionali; il reparto Medicina I viene trasferito nell'ex sanatorio "De Giovanni". Lo stesso reparto viene sistemato definitivamente, nel 1970 all'interno del nuovo monoblocco delle Medicine. Di pari passo si accresce la dotazione clinico-strumentale del nosocomio. Vengono istituite nei singoli reparti sezioni specialistiche: nel reparto di Chirurgia Generale è individuata una particolare competenza per la chirurgia toracica e l'angiochirurgia, nel reparto Medico I per l'endocrinologia e la gastroenterologia, nel reparto Medico II per la pneumologia e le malattie del ricambio, nel reparto di Ostetricia e Ginecologia per la citologia, colposcopia e prevenzione dei tumori del seno, nel reparto O.R.L. per la broncoesofagoscopia, nel reparto di Recupero e Fisiocinesiterapia nasce il centro per la lotta alle reumoartopatie e nel reparto di Geriatria il centro per l'arteriosclerosi, nella Cardiologia il centro di cure coronariche intensive. Si completa il primo lotto, con il Monoblocco delle Medicine, il reparto di Recupero e Rieducazione Funzionale, la Chirurgia Maxillofacciale e Odontostomatologia e il secondo lotto con la piastra delle sale operatorie, le cucine, la lavanderia ed altri servizi. Nel 1972 apre il reparto di Neurochirurgia, che insieme alla Neurologia e alla Neuroradiologia completa il dipartimento neurologico. Nel 1974 si inizia a pianificare la realizzazione del terzo lotto, su sette piani, destinato alle degenze chirurgiche, alla nuova radiologia, alla farmacia e alla piastra del blocco operatorio, oltre all'infernotto, alle centrali termica, idrica e frigorifera e al generatore elettrogeno di riserva, ai forni per l'incenerimento rifiuti agli impianti dei gas terapeutici di ventilazione secondaria, antincendio e parafulmine, alle officine e depositi e agli impianti di posta pneumatica. Viene realizzato un impianto centralizzato di informazione e assistenza ai degenti.

Nel 1977 viene istituito il libretto personale sanitario. Il comitato Regionale di Venezia autorizza il progetto relativo alla costruzione del quarto lotto, che costituisce il completamento della piastra delle chirurgie e prevede altri due nucleo di degenza, con il trasferimento di alcuni importanti servizi come il Pronto Soccorso, l'accettazione medica, un gruppo operatorio d'urgenza, un nucleo di trattamento intensivo di assistenza post operatoria con rianimazione e unità di trattamento coronario acuto e un sostanziale potenziamento dei servizi ambulatoriali, radiologici e dei poliambulatori.

Nel 78 inizia il trasferimento di due reparti nel terzo lotto, l'anno dopo vengono trasferiti nella nuova palazzina gli uffici direzionali e amministrativi.

Il 1980 segna l'avvio della riforma sanitaria, con la nascita delle Unità Sanitarie Locali,  con l'  istituzione di nuove strutture sanitarie, amministrative e sociali. Democraticità, decentramento e partecipazione sono i tre cardini della riforma. La riforma assegna all'ULS Vicenza la gestione dell'ospedale di Sandrigo, istituito nel 1877,  e dell'ospedale psichiatrico San Felice, che vengono quindi incorporati nell'Usl Vicenza.

Nel 1983 l'Uls di Vicenza elaborerà il progetto obiettivo Tutela della Salute Mentale finalizzato al superamento dell'ospedale psichiatrico San Felice. Con la conseguenza di un diverso utilizzo della struttura: vengono realizzati qui uffici sanitari e sociali incaricati di seguire il territorio, il centro diurno psichiatrico, le comunità terapeutiche residenziali protette e i poliambulatori. I centri di Igiene mentale e day Hospital troveranno invece spazio nell'edificio di via Corpus Domini, mentre nel territorio verranno realizzate piccole comunità e residenze familiari. L'Uls di Vicenza comprende strutture socio-sanitarie dei comuni di Altavilla Vicentina, Arcugnano, Bolzano Vicentino, Bressanvido, Caldogno, Camisano Vicentino, Castagneto, Costabissara, Creazzo, Dueville, Gambugliano, Grisignano di Zocco, Grumolo delle Abbadesse, Isola Vicentina, Longare, Montegalda, Montegaldella, Monteviale, Monticello Conte Otto, Pozzoleone, Quinto Vicentino, Sovizzo, Sandrigo, Torri di Quartesolo,  Vicenza e Zovencedo.

Nel 1980 i vecchi libretti mutualistici vengono sostituiti dalla tessera sanitaria.

Nel 1984 viene deliberata l'istituzione di un Dipartimento di Psichiatria, e vengono istituiti i Centri di Salute Mentale, diventa autonomo il servizio di Gastroenterologia, viene ristrutturato l'ospedale di Sandrigo.

Nel 1985 l'assetto dell'Uls viene ristrutturato secondo una ripartizione in servizi di primo livello e di secondo livello. Nel corso del 1987 entra in funzione il servizio di Terapia Antalgica per combattere il dolore. Vengono inaugurate le nuove sedi per i distretti sociosanitari 2, 4 e 8 e per il distretto veterinario 8.

Sintesi Da " Il San Bortolo - Storia dell'Ospedale Civile di Vicenza" di Luciano Gregoris e Granfranco Ronconi.

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